With
passion pray.
With passion make love.
With passion eat and drink and dance and play.
Why look like a dead fish
in this ocean
of
God?


(Jalāl al-Dīn Rūmī)


The brand new cycle of works displayed in this slide show, is born almost casually as a rough project for a series of drawings. Working quickly on non-refined digital collages I discovered their intrinsic power, and they reminded me of those of Surrealism, one of my strongest loves since my youth.

I decided therefore to develop this medium in a more complex and complete way. Even the kind of imagery, chosen between thousands of pictures on the Internet, reminds of the glorious “Cadavre Exquis”, though digitally filtered. Going on with the work I became more and more involved in an almost utterly unrestricted association of images, a sort of “écriture automatique”, freely and poetically adding and combining the most varied elements, finding their associations "a posteriori" as a deep conceptual, psychological and spiritual bond.

The construction of the images is done by unconscious agglutination (and unconsciously alchemical), very close to the Jungian mandalas (a psychotherapist friend compared them to the Red Book). The moment of interpretation and of aesthetical deciphering comes always in retrospect, and, although some elements have been taken by the alchemical iconography, the amazing symbological accuracy is obtained by utter incongruous elements. Only after I had "spew" a work, I was surprised to discover the subtle connection between the single elements, chosen from a wide range of JPGs. Amazed, but not surprised, since most of my work always aimed in that direction.
In fact, analyzing them, we can decipher a sort of "initiatory" itinerary, starting from, and centred on, the representation of the heart (whose symbolism has been extensively explained and investigated by philosophers and psychoanalysts –such as James Hillman, for example-.) A sort of inner journey through suffering, mourning, worldly bondage, pleasure, the veil of Maya, desire for liberation, ecstasy, not to mention humour and some quotes of past century’s avant-garde (such as Constructivism and the Bauhaus) in a baroque and lush structure, just like the automatic processes of thought (mine, at least.)
The title comes from one of the most intense poems of Rumi, and the whole cycle is strongly influenced by the works of Sufi poets and mystics, as well as by Arabic and Persian classical poetry (Jalāl al-Dīn Rūmī, Shams-i Tabrīz, Farid al-Din 'Attar, Hakīm Sanā
ʾi, Rābiʿa al-ʿAdawiyya, Umar Khayyām, Mohammad al-Ghazālī, ʿUmar b. Abī Rabīʿa, Abū Nuwās, Hāfez-e Shīrāzī etc.)
The dichotomy death/rebirth, destruction/ reconstruction, disintegration/reintegration obviously underlies the whole cycle, developed, as well as an “accumulation” of universal archetypes, also as a personal journey of emotional and spiritual transformation.


The soundtrack, a combination of sounds and loops linked to Sufi tradition as well as to electronics, between retro and future which is the manifesto of my artistic research for years now, was assembled in parallel with the images, and it is their accompaniment, their extension, their completion, highlighting the most poignant and/or ecstatic moments, inextricably mixing with them, and vice versa.





Con
passione prega.
Con passione fai l'amore.
Con passione mangia e bevi e balla e gioca.
Perché mai assomigliare a un pesce morto
in quest’oceano
di
Dio?


(Jalāl al-Dīn Rūmī)


Il nuovissimo ciclo di opere presentato in questa slideshow, è nato quasi casualmente come bozzetto per una serie di disegni. Lavorando velocemente su collage digitali sommari ho scoperto la loro forza intrinseca, e mi ha ricordato quelli del Surrealismo, uno dei miei amori più forti fin dalla mia giovinezza.

Ho deciso quindi di sviluppare questo mezzo in modo più complesso e completo. Anche il tipo di immaginario, mutuato da migliaia di immagini su internet, ricorda il glorioso "Cadavre Exquis", pur se filtrato digitalmente. Proseguendo con il lavoro mi sono trovato più e più coinvolto in un'associazione quasi illimitata di immagini, una sorta di "écriture automatique", aggiungendo e combinando liberamente e poeticamente gli elementi più disparati, scoprendo le loro associazioni "a posteriori", come un profondo legame concettuale, psicologico e spirituale.

La costruzione delle immagini avviene per agglutinazione inconscia (e inconsciamente alchemica), molto vicina ai mandala junghiani (un'amica psicoterapeuta le ha paragonate al Libro Rosso). Il momento interpretativo e la decifrazione estetica avvengono sempre a posteriori, e, pur se sono stati utilizzati alcuni elementi dell'iconografia alchemica, la sorprendente precisione simbologica è ottenuta con elementi incongrui. Solo dopo aver "vomitato" un lavoro, sono rimasto sorpreso di scoprire il legame sottile tra i singoli elementi, scelti tra una vasta gamma di JPG. Stupito, ma non sorpreso, poiché il mio lavoro è sempre andato in gran parte verso quella direzione.

Di fatto, analizzandoli, si può decifrare una sorta di tracciato "iniziatico", che parte da, ed è centrato sulla rappresentazione del cuore (la cui simbologia è stata largamente illustrata e indagata da filosofi e psicoanalisti -come James Hillman, ad esempio-). Una sorta di viaggio interiore attraverso la sofferenza, il lutto, i legami mondani, il piacere, il velo di Maya, il desiderio di liberazione, l'estasi, senza dimenticare l'ironia e alcune citazioni di avanguardie del secolo scorso (come Costruttivismo e Bauhaus) in una struttura barocca e lussureggiante, proprio come i processi automatici di pensiero (del mio, perlomeno).

Il titolo stesso proviene da una delle poesie più intense di Rumi, e l'intero ciclo è fortemente influenzato dalle opere di poeti e mistici sufi, nonché dalla poesia araba e persiana classica (Jalāl al-Dīn Rūmī, Shams-i Tabrīz, Farid al-Din 'Attar, Hakīm Sanāʾi, Rābiʿa al-ʿAdawiyya, Umar Khayyām, Mohammad al-Ghazālī, ʿUmar b. Abī Rabīʿa, Abū Nuwās, Hāfez-e Shīrāzī ecc.)

La dicotomia morte/rinascita, distruzione/ricostruzione, disintegrazione/reintegrazione sottende con tutta evidenza l'intero ciclo, sviluppatosi, oltre che come “accumulo” di archetipi universali, anche come un percorso personale di trasformazione emozionale e spirituale.


La colonna sonora, un connubio fra suoni e loop legati alla tradizione sufi ed elettronica, fra retro e futuro che è il manifesto della mia ricerca artistica da anni a questa parte, è stata costruita parallelamente e insieme alle immagini, e ne costituisce l'accompagnamento, il prolungamento, il completamento, sottolineando i momenti più struggenti e/o estatici, e si mescola ad esse indissolubilmente, e viceversa.

Like a dead fish in the Ocean of God