Testi / Poetic Texts

(In progress)

Wings (Fanã')*

Resembled the scorched

heart of his a moth

which once jumped into the fire

without daring to be

consumed slowly.

He led now a piteous life

on the marble step

of a saint's tomb,

dreaming at night

of new magnificent wing

sand in turn

of the flame's heat

that would burn them again.


* (Mystical) Extintion



Ali (Fanã')*

Somigliava l'ustionato

suo cuore a una falena

che s'era gettata nel fuoco

senza l'ostinato ardire

di consumarsi poco a poco.

Menava ora misera vita

sul gradino di marmo

della tomba di un santo,

la notte a turno sognando

altre magnifiche ali

e della fiamma il calore

che, avvampando,

nuovamente le arde.


* Estinzione (mistica)



Shouk*

Pink sunset,

the colour of nostalgia,

reverberates the dissolving reflection

of your glance.

The volatile and intricate

breath of your spirit

was for me

a geometry of gracei

n the memory of which

the eye is lost

and the heart melts

in pools of indigo and agenta.

Coloured tears drip

from an uncertain calamus

tracing the outline

of our destinies.

Habibi1, our lives

are just isolated lines

of an arabesque,

vanishing from nothing

to infinity,

yet they intertwine at times

within the skilled fingers

of a mysterious Calligrapher,

giving life to a star.


* Nostalgia, longing | 1 beloved



Shouk *

Rosa del tramonto,

colore della nostalgia,

riverbera nel riflesso dissolto

del tuo sguardo.

L’alito del tuo spirito

volatile e intricato,

fu per me

geometria di grazia

nel cui ricordo

si perde l’occhio

e si scioglie il cuore

in pozze d’indaco e magenta.

Da un calamo incerto

lacrime colorate colano,

tracciando il contorno

dei nostri destini.

Habibi1, le nostre esistenze

sono linee solitarie

di un arabesco

in fuga dal nulla

verso l’infinito,

eppure s'intrecciano a volte

fra le abili dita

di un misterioso Calligrafo,

dando vita a una stella.


* Nostalgia, struggimento | 1 amor mio



The arabesque-adorned Garden

I was lost in a harsh desert,

you came quenching my thirst with a kiss,

but the burning waft of your lip

flung my heart into a caldera,

to melt in the fiery lava.

It was like the glazier's blow

shaping a rare cup

of molten glass in my chest.

You opened wide the gates

of a sensual garden

made of palms, roses, pomegranates,

cedar, myrtle and jasmine,

where for an eternity,

alas too ephemeral,

I was inebriated by the sweet waters

of a fountain adorned

with the mosaics and the precious marbles

of every lunar nostalgia.

But the guardian angel interposed

the cold blade of his sword

denying me the sweetness of dates,

grapes and apples, so that the coolness

and the scents of that Eden became

a hell of deprivation,

and every whisper of delight

became a gasp of agony.

Mortified I questioned a dervish

who was begging, dancing at the Bazaar,

he replied with a smile:

"Oh majnoon1,

don't you know that souls plot to

meet long before their bodies

even slightly touch each other

for the first time?"

"Why, then, o Sidi2 the Benevolent

has once again moked me

setting this old heart on fire,

if He lets it chill again now

as a firebrand hurled into a cold puddle?

To what end did He plant this rare seed,

which oblivious slowly suffocates me

with roots that are impossible to eradicate?"


The holy man laughed, pointing at the countless stones

of a bleak desert, "Oh mahboul3, don't you know that these are the hearts of the multitudes

that preceded you?

The Generous in His infinite mercy

tries to grant each a drop

of the blessed waters from His source

but men in their follys

pit contemptuously their only cure

just like they were savouring coarse wine,

so that their hearts dry up

and harden, like the shell of a nut

fallen from the cursed tree

on the burning sands of oblivion.

With foolish arrogance they walk away

certain they will soon come across fine fountains

spilling rose syrup, wine and cinnamon,

and as a reckless camel

refusing to drink from the goatskin

handed by the humble fellah4,

they get lost in sand labyrinths,

soon tormented by scorching thirst

and tortured by unrelenting darts.


You speak of love just like a vain

skirmish between frivolous lovers

don't you know that you are mentioning the wine

that the Beloved drips

straight from His lips into the vile cups

of our imperfect hearts,

making them valuable as flasks

made of Aleppo blown glass?

It is the bread that the archangels

purloin at their table,

handing to men in their dream

to let them share heavenly delights.

It is the mirror in which the Incomparable

bestows His reflected light so that

the eye can perceive His halo

without being annihilated.

It is the compass that marks

the way back along the lost routes

'til the oasis in the divine embrace.

It is an echo of a melody stolen

from the score of the eternal Musician

that Uris play among the heavenly flowerbeds,

making every nostalgia vibrate

like Oud5 and Rabab5 strings,

inside the chest of those who are awake.

It is the heart of the purest and most generous

angel who opened his chest

as an pomegranate

oozing his sweetest bloodt

o  assuage the bitter thirst of the desert.


The ignorant swears that is made

of flames the hell's gloomy furnace,

but I do declare that hell is the ice

of loneliness that clutches the hearts

and can be melted only by a searing flame

just for a fleeting moment.

Do not curse, then, the fiery dart

that pierced burning your chest,

or the cruel quill tip

which inscribed a precious

calligraphy on your heart walls.

These bitter tears were bestowed upon you

just as luxurious jewels,

they were engraved in your flesh

so that you could not obliterate them.

The blade rips the oyster

to remove the snowy pearl,

which required so much labour.

Only fools in their delirium

crave the precious liquor

they have despise

dand dash into a fetid and contaminated pit,

without even remembering

the nectar that they failed to recognize."


1 Insane, mad | 2 master | 3 foolish, crazy | 4 peasant (Middle East) | 5 lute | 6 sort of vertical violin, rebec



Il Giardino rabescato

Perduto in un aspro deserto,

mi dissetasti con un bacio,

ma l’alito bruciante del tuo labbro

gettò il mio cuore in una caldera,

a sciogliersi fra lave infuocate.

Fu come soffio di vetraio

e modellò una rara coppa

di vetro fuso nel mio petto.

Mi spalancasti i cancelli

d'un sensuale giardino

di rose, palme, melograni, cedro, mirto e gelsomino,

dove per un’eternità,

ahimé troppo effimera,

mi inebriai alle dolci acque

d'una fontana rabescata con i mosaici e i marmi rari

di tutte le nostalgie lunari.

Ma l’angelo guardiano interpose

la fredda lama della sua spada,

negandomi le dolcezze di datteri,

grappoli e pomi, cosí che la frescura

e i profumi di quell’Eden divennero

un inferno di deprivazione,

e si mutò ogni sospiro di diletto

in rantolo d’agonia e afflizione.

Mortificato interrogai un derviscio

che mendicava danzando al Bazar,

sorridendo rispose: “O majnun1 ascolta,

non sai che le anime tramano per

incontrarsi molto tempo avanti

che i corpi si sfiorino per la prima volta?”

“Perché dunque o Sidi2 s'è preso

ancora una volta gioco di me il Benigno

incendiando questo vecchio cuore,

se ora, come un tizzone buttato

in una fredda pozza, lo lascia raggelare?

A quale scopo piantò questo seme raro,

che lentamente mi soffoca ignaro

con radici che è impossibile estirpare?”


Rise il sant’uomo, indicando le infinite pietre

d'un arido deserto: “O mahboul3, non sai che questi

sono i cuori delle moltitudini che ti hanno preceduto? Nella Sua infinita pietà vorrebbe

il Generoso donare a ognuno una goccia

delle acque benedette della Sua sorgente,

ma gli uomini nella loro stoltezza

sputano con disprezzo l'unica cura,

come assaporassero vino triviale,

cosicché si disseccano e s'induriscono

i loro cuori, come scorza di noce

caduta dall’albero maledetto

sulle sabbie ardenti dell’oblio.

Con sciocca arroganza s’incamminano,

sicuri di incontrare pregiate fontane

che gettano sciroppo di rose, vino e cinnamomo,

e, come uno sconsiderato cammello

che rifiuta di bere dall’otre

che gli porge l’umile fellah4,

si perdono nei labirinti di sabbia,

presto da feroce arsura torturati

e da spietati dardi annientati.


Tu parli d’amore come d'una fatua

schermaglia fra frivoli amanti,

non sai che parli del vino che il Diletto

cola dalle Sue labbra nella coppa vile

del nostro cuore imperfetto,rendendolo prezioso

come fiasca di vetro soffiato di Aleppo?

È il pane che gli arcangeli

trafugano alla loro mensa,

per porgerlo in sogno agli uomini

e farli partecipi di celesti delizie.

È lo specchio con cui l’Incomparabile

dispensa la Sua luce riflessa affinché

possa l’occhio intuirne l’alone mirabile

senza esserne annientato.

È la bussola che segna il cammino

del ritorno fra le rotte perdute

all’oasi dell’abbraccio divino.

È l’eco di una melodia rubata

alla partitura dell’eterno Musicista

che le Uri suonano fra le aiuole celesti,

facendo vibrare tutte le nostalgie,

come corde di Oud5 e Rabab6,

nel petto di coloro che sono desti.

È il cuore del piú puro e generoso

degli angeli che, come un pomo

granato, il petto s'è aperto,

stillandone sangue dolcissimo

per calmare l’amara sete del deserto.


Giurano gl'ignoranti che di fuoco

sia fatta dell'inferno l'atra fornace,

ma io ti dico che l’inferno è il ghiaccio

della solitudine che i cuori attanaglia

e che solo la fiamma ustionante

può sciogliere in un attimo fugace.

Non maledire dunque il dardo infuocato

che, ardendo, il petto ti ha trapassato,

o la cruda punta del calamo

che d'una preziosa calligrafia

le pareti del cuore ti ha ornato.

Come lussuosi monili

ti furono elargite queste lacrime amare,

nella viva carne incise

affinché non le potessi obliare.

Squarcia la lama l'ostrica

per estrarne la candida perla,

che tanto travaglio richiese.

Solo gli stolti nel loro delirio

agognano il prezioso liquore

che essi stessi hanno spregiato,

gettandosi in un pozzo fetido e contaminato,

non serbando memoria o sentore

del nettare di cui non riconobbero il valore”.


1 Folle | 2 maestro | 3 sciocco, matto | 4 contandino (medio oriente) |5 liuto | 6 specie di violino verticale, rebeca