Rising Retropholis - 2012 | 03:57

Dubai is an amazing city, invented out of whole cloth and with virtually no history, an epitome of the utopic and dystopic urge for the future of the new rising economies. It is a laboratory for new aesthetics and ways of living, but not without glaring contradictions. This experiment -still in progress-, creates a very interesting energetic dichotomy: on one hand a frantic propulsion towards the future, without spatial or aesthetic hesitation, on the other hand a vertigo given by the lack of roots. This creates a microclimate where everything is completely artificial and completely new (similarly to New York in the 30s, we might presume,) although born from the dream of one single man (just like Rome during the Baroque age). A sort of wild high tech fantasy in the middle of the desert.
Speed and dizziness are therefore its salient features as well as a particular type of organization of the humanity. A structure completely different from that of Europe, and in which the centre, the Polis, is replaced by the Mall. We could call it the capital of Atopy, -even more than the American cities-, of the seamless suburbia which surround the modern cities.
The video ends with a tribute to the silent and almost faceless people who are still building it. Only the eyes -the mirror of identity-  are still recognizable.

Dubai è una città sorprendente, inventata di sana pianta e praticamente senza storia. Un’epitome dell’utopica e distopica fuga in avanti delle nuove economie rampanti, un laboratorio per nuove estetiche e modi di vivere, non senza contraddizioni stridenti. Questo esperimento, tuttora in corso, crea un’energia dicotomica molto interessante: da un lato una propulsione forsennata verso il futuro, senza remore spaziali, estetiche e, in certa misura, morali (se non quelle, non trascurabili, di una cultura islamica), dall’altro la vertigine data dalla mancanza di radici, in un microclima dove tutto è completamente artificiale e completamente nuovo (simile in questo, possiamo supporre, alla New York degli anni ’30), pur se nato dal sogno di un solo uomo (come la Roma barocca), una specie di folle fantasia high tech in mezzo al deserto.
Velocità e vertigine sono quindi i suoi tratti salienti e anche un tipo di organizzazione dell’umanità che la abita, completamente diverso da quello europeo, dove il centro, la Polis, viene sostituito dal centro commerciale. Potremmo chiamarla la capitale dell’Atopia, -forse ancor più delle città americane-, delle periferie senza soluzione di continuità delle metropoli moderne.
Il video termina con un omaggio al popolo silenzioso e quasi senza volto (solo lo sguardo -lo specchio dell’identità- è ancora distinguibile) che la sta tuttora edificando.

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